martedì 13 febbraio 2007

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Aspettando l'autoblus


Stamattina alla radio, venendo a Milano, ho sentito la pubblicità che più o meno diceva così: “ho aspettato l’autobus per un ora, poi mi sono stancato e ho chiamato un taxi, nel momento in cui stavo mettendo piede sul taxi è arrivato il bus… ” e poi andava avanti pubblicizzando qualcosa…
Ecco è esattamente come mi sento in questo periodo, a volte mi domando se non ho avuto abbastanza pazienza o ho sbagliato qualcosa, o semplicemente era necessario salirci sul taxi per far arrivare l’autobus, come quando si è bambini, o psicopatici, che si ipotizza che un gesto nostro sia condizione necessaria perché avvenga qualcosa d’altro nel mondo… in realtà non ho dei problemi ‘veri, solo un senso di inquietudine e di attesa che mi avvolge in un velo di malevole precarietà emotiva e mentale. Sarà che ho appena compiuto gli anni, ho appena cambiato l’organizzazione della mia giornata con nuovi impegni lavorativi o personali o che altro.

Mettersi davanti alle proprie fragilità e viverle fino in fondo,direi quasi accettarle, non è una cosa semplice, anche se credo che la felicità passi proprio dall’accettazione di sé stessi (e anche degli altri). Ora la prova pratica di questa accettazione la sto vivendo creando un pannellino in appliqué che mi fa impazzire perché non viene come voglio e da un lato lotto con ago e stoffa per farlo ‘perfetto’ e dall’altro devo capire che la mia idea di perfezione è forse un po’ utopica.
E’ come quando si è bambini, o psicopatici, se mi vien bene il pannellino tutto tornerà come al solito…


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1 commenti:

ferro 3:32 PM  

m'ero dimenticato di chiosare con: qualsiasi cosa decidi non abbandonare il tuo sogno country!