lunedì 4 dicembre 2006

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Mercatineggiando

Oggi sono reduce dal mio primo mercatino di Natale country!
Chiaramente ieri il tempo era orribile e ha piovuto quasi tutto il giorno (ieri sera avevo scarpe, calze e piedi fradici e ghiacciati) ma le persone non sono mancate.

È andata piuttosto bene direi, sia in termini di vendite che in termini di apprezzamento anche se in generale direi che la pittura country, come la faccio io , cioè cercando di rimanere legata allo spirito tipico degli stati uniti, non è compresa da tutti; le reazioni sono state diverse e molto contrastanti: o piace da morire o fa schifo da morire. ma in fondo rispecchia molto il mio rapporto con gli altri: o piaccio o faccio innervosire – darei che è proprio un hobby adeguato!

Un signore pensionato, mio vicino di bancarella e veterano dei mercatini di hobbistica, mi ha fatto i complimenti per i lavori ma mi ha detto di farne ancora molti, perché il mio tavolo ‘deve straripare di colori’...forse ha ragione ma io non sono ancora molto organizzata e soprattutto lavoro nei ritagli di tempo tra lavoro e lezioni...però sono sempre più determinata a trovarmi uno studio e a impegnarmici a tempo pieno, il solo problema è quando...dato che ho famiglia direi dopo che Tommy si è laureato, quindi fra più o meno 25 anni!

Questo post è molto personale, e molto inutile, ma devo anche ringraziare chi ieri ha tenuto “la piccola, graziosa belva” tutto il giorno, è venuto a portarmi il the caldo e a farmi le fotografie, mi ha preparato la pappa ieri sera (lasagne) e mi ha scaldato i piedi...

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giovedì 30 novembre 2006

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Fidarsi è bene...

Ieri sera stavo ragionando sulla fiducia, evento scatenante è stato l’osservare il mio bambino che mi dormiva in braccio; lo so che alla sua età dovrebbe dormire da solo, ma non sono ancora riuscita a convincerlo, e un po’ mi piace anche che mi si addormenti ‘abbozzolato’ addosso: è un momento molto dolce per entrambi, intimo, recuperiamo una dimensione di contatto, magari dopo una giornata incasinata.
Dicevo appunto che osservandolo mi è venuto in mente quanto lui si fidi di me, come si abbandoni con la piena certezza che io ci sarò anche la mattina dopo. E questo è quasi commovente.

Poi mi è venuto in mente mio padre, che quando facevo qualcosa che non condivideva, attaccava con il discorso sulla fiducia e sul tradimento delle aspettative: è una litania che mi ha accompagnata per tutta l’adolescenza.

C’è la fiducia che riponiamo in Dio, nella scienza o nella stelle, per darci delle risposte alle domande escatologiche e la fiducia che gli altri ci accordano sul lavoro, nella vita sociale, in amore.

Insomma siamo immersi in questo fumo denso senza quasi nemmeno rendercene conto, ma avere fiducia comporta uno stato di abbandono, di abbassamento delle barriere (in gradi diversi, ovviamente) che non è poi così scontato. Non è comune, e nemmeno facile, rinnegare il nostro io per abbracciare incondizionatamente qualcuno o qualcosa d’altro eppure ci viene richiesto da più parti, quasi imposto e allora la fiducia si trasforma in rassegnazione di non volersi mettere in gioco, in accettazione passiva.
Credo sia un nostro problema, un problema di noi piccoli adulti, che ancora aggi abbiamo le mani tese come i bambini ma che poi non siamo capaci di stringerci al collo di nessuno.

Stavo pensando anche che è da molto che io stessa non mi addormento più beata tra le braccia di nessuno...

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martedì 28 novembre 2006

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Ordinaria telefollia

Sono esasperata dal telefono.

Stamattina dalle 9 sto cercando di:
disdire un appuntamento, oggi
fissare un appuntamento, al più presto, con un'altra persona
Contattare una persona che ho visto venerdì

Praticamente tutte cose di ordinaria amministrazione se non che il mio cellulare mi dice “errore di connessione” (ho fatto il test e lo da anche con il numero di casa mia...) e da ciò deduco o che sia rotto o che a Milano stanno arrivando gli alieni del “la guerra dei mondi” – detto tra noi preferirei la secondo perché altrimenti significa che devo cambiare il telefono e questo è una profonda fonte di stress – e il telefono fisso suona inesorabilmente occupato.

È frustrante non reperire ed essere reperibili in questa cultura del telefonino e della raggiungibilità ad oltranza, anche in cima alle montagne o in un atollo caraibico e attendere con pazienza di trovare libero per me stamattina sta diventando un esercizio zen per raggiungere in Nirvana...

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lunedì 27 novembre 2006

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In restless dreams I walked alone

Ieri pomeriggio sono stata presa da una botta di malinconia e mi sono ascoltata il disco (si il disco in vinile rubato a mio padre) di Simon and Garfunkel: “Concert in Central Park”...

Hello darkness, my old friend
I've come to talk with you again
Because a vision softly creeping
Left its seeds while I was sleeping
And the vision that was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence

In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone
'Neath the halo of a street lamp
I turn my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed by the flash of a neon light
That split the night
And touched the sound of silence

And in the naked light I saw
Ten thousand people maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never shared
No one dared
Disturb the sound of silence

"Fools," said I, "you do not know
Silence like a cancer grows
Hear my words that I might teach you
Take my arms that I might reach you"
But my words like silent raindrops fell
And echoed in the wells of silence

And the people bowed and prayed
To the neon god they made
And the sign flashed its warning
In the words that it was forming
And the sign said "The words of the prophets are written on the subway walls
And tenement halls
And whispered in the sound of silence"

La malinconia non è passata ma questa è...bellissima.

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lunedì 20 novembre 2006

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Cari vecchi tempi...

In questo periodo sembra che sia particolarmente incline alle conversazioni sentimentali; dopo la mia amica con i dubbi estetici, mi sono imbattuta in un pranzo interessante con uno dei miei più cari amici: eterosessuale fino a 30 anni e poi convertito all’amore per gli uomini.
Non entro in merito alle vicissitudini personali ma puntualizzo che il suddetto personaggio è stabilmente accoppiato e convivente quindi, in fondo, con una forma un po’ strana, la sostanza del rapporto è più o meno la stessa: condividere un pezzo di strada con qualcuno.

Durante il pranzo invece, con il massimo candore, il personaggio mi ha esposto la sua personale visione delle cose:


  • i rapporti fissi uccidono l’amore (leggi sesso)

  • ha voglia di sentirsi libero e quindi non disdegna altri ‘incontri’

  • la monogamia non è di questo mondo


A parte lo sconvolgimento personale perché non condivido molto tali affermazioni (tranne la prima, forse) mi devo ricredere sulla persona, a cui voglio molto bene e con la quale ho condiviso molto, e sul senso stesso dei rapporti di coppia.

Ai tempi di mia nonna i ragazzi si conoscevano, passavano qualche pomeriggio nei covoni di fieno, si sposavano e stavano insieme tutta la vita. Hai tempi di mia mamma magari si evitava il fieno ma più o meno succedeva allo stesso modo. e noi? trentenni moderni e istruiti? Per noi come succede? Io non lo so e mi pare tutto molto incasinato!

Quando sentivo i racconti di nonna mi sembrava semplice: scegli qualcuno con cui sai di poter vivere per sempre, che si avvicina hai tuoi ideali, e poi ti poni il problema di FARE GIRARE le cose non SE LE COSE POSSONO GIRARE.

Adesso non funziona più così, non c’è niente di semplice, forse noi non siamo semplici e forse semplicemente questa difficoltà deriva dal fatto che per la prima volta sono l’autore dello spettacolo dell’amore e non lo spettatore della commedia degli altri.

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