giovedì 19 ottobre 2006

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' Pittura facile? No grazie '

Ovunque, quando si parla di Decorative e Country Painting (soprattutto grazie alla To-Do), si dice che è una tecnica di pittura facile o facilitata, accessibile e tutti e dove non bisogna saper disegnare per ottenere ottimi risultati. Calma, andiamoci piano!

Certo, non è necessario avere fatto l’accademia delle belle arti e non è necessario neppure avere il mignolo di Van Eyck (non voglio tirarmela è che adoro i fiamminghi) ma un minimo di predisposizione sarebbe utili, altrimenti si finisce come con il découpage, dove oramai si vede in giro di tutto, schifezze comprese.

Secondo me quello che fa la differenza tra un lavoro di pittura country e un lavoro di pittura country ben fatto è la ricerca dei particolari, la voglio di aggiungere dettagli, di sfumare ogni singolo oggetto e di conseguenza la voglia di accostare colori insoliti, uscendo magari dal solito schema di colore base/ombreggiatura/lumeggiatura...proprio come facevano i fiamminghi!

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mercoledì 18 ottobre 2006

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Pensiero di una mattina pessima

Mi capita spesso di pensare che di fronte a certi ‘sgarbi’ di certe ‘persone’ sono anestetizzata, nel senso che hai raggiunto una certa consapevolezza e delle piccole meschinità quotidiane te ne puoi sbattere le palle, perché le cose importanti sono altre...mi capita spesso ma oggi sono stata smentita dai fatti...e sono arrabbiata furiosa.

Non sto a raccontare i dettagli ma sento pungente la sensazione di essere una piccola figurina in un disegno che non ho fatto io, mi trovo a dover subire l’arroganza e l’ignoranza di persone che non sanno minimamente cosa mi stanno chiedendo di fare e questo perché da un anno ho scelto di lavorare part time per seguire anche la mia famiglia. l’equazione è: lavori poco ergo vali poco.
È sbagliato ed è ingiusto.

Eticamente cosa sarebbe corretto fare: lasciare perdere e continuare a fare il ‘non mio’ lavoro oppure segnalare questo malessere, spiegare le mie ragioni e... Intendo dire: ho qualche diritto a lamentarmi o è solo una questione di orgoglio ferito, di credere di saper fare meglio qualcosa che il mio capo ha deciso che non devo fare?

Non lo so...e rimango appesa...ho bisogno di una sigaretta...ma non risolverà nulla...



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martedì 17 ottobre 2006

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Baby's talk

Tre anni fa, proprio in questo periodo ho scoperto di essere incinta. Stavo piuttosto male, non per le consuete e proverbiali nausee del mattino, che fortunatamente non ho mai avuto, ma perché mi sentivo assolutamente a pezzi: ai tempi avevo un lavoro full time piuttosto impegnativo e la sera, appena rincasata, non riuscivo a fare altro che buttarmi sul divano e dormire. È stato un periodo piuttosto impegnativo perché, forse per la prima volta, mi sono trovata a dover ‘chiudere’ delle situazioni, a dovere fare scelte definitiva e dover prendere decisioni forti: ma ho sempre avuto la certezza che la scelta di avere un bambino sarebbe stata la più bella e appagante; non credo avrò più (o almeno a medio termine) altri figli e ieri sera pensavo, non senza rimpianti, a quando mi domandavo che occhi, capelli e viso avrebbe avuto Tommy e soprattutto che tipo di mamma sarei stata per lui e cosa avrei potuto e dovuto dargli, garantirgli, insegnargli...Non so tuttora che mamma sono, e casa faremo tra 10 anni ma quando sono in crisi mi viene sempre in mente il faccino del mio bimbo la prima volta che ci siamo visti, quell’espressione seria e buffa che sembrava dicesse ‘sono qui, ora che si fa?’

Queste parole sembra non c’entrino nulla con la pittura country ma non è vero: è proprio mentre mi prendevo il mio tempo per abituarmi al pancione e al cucciolo (mi sono presa un anno e mezzo di pausa dal lavoro e da un sacco di altre cose) che ho trovato il coraggio incosciente (saranno gli ormoni) di dipingere sul serio, di propormi a un paio di negozi, di cominciare a farmi conoscere; ancora adesso non sempre è facile ma, come dice Valentino Rossi, ‘...se non ci avessi provato...’

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mercoledì 11 ottobre 2006

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Babbo Natale vol. 2

Mi sono documentata sulle origini e soprattutto sull’iconografia di Babbo Natale, alias San Nicola, S.Nicolaus, con l'evoluzione linguistica S.Claus e sulla sua storia perché effettivamente, in tutte le rappresentazioni “country”, ha il classico aspetto rosso e pacioso.

Perché? Vediamo cosa è successo.

San Nicola di Mira Vescovo (di Bari, dopo la conquista normanna della Puglia) proveniva da una famiglia nobile. Fu eletto vescovo per le sue doti di pietà e di carità molto esplicite fin da bambino. Racconta la leggenda che nella città dove si trovava il vescovo Nicola, un padre, non avendo i soldi per costituire la dote alle sue tre figlie e farle così sposare convenientemente, avesse deciso di mandarle a prostituirsi. Nicola, venuto a conoscenza di questa idea, fornì tre sacchetti di monete d'oro che costituirono quindi la dote delle fanciulle, salvandone la purezza.

Quindi, prima deduzione: i vescovi vestono di rosso e come tale San Nicola è spesso rappresentato di rosso vestito.

Nel tempo Babbo Natale era stato variamente dipinto con abiti blu, gialli, verdi o rossi; nell'arte europea era generalmente alto e macilento, mentre Clement Moore l'aveva dipinto come un elfo in “Una visita da St. Nicholas”.

Haddon Sundblom, pubblicitario di dubbia moralità della Coca Cola, inventò il classico Babbo Natale della Coca-Cola nel 1931 perché la società americana voleva allargare il proprio target di utenza anche a bambini in età scolare e aveva bisogno di un testimonial d’effetto. Il Babbo Natale di Sundblom era il perfetto uomo della Coca-Cola: più grosso del normale, di un rosso brillante, sempre allegro e colto in stravaganti situazioni che si concludevano con una famosa bibita come ricompensa per una dura notte di lavoro passata a consegnare giocattoli. Ogni Natale, Sundblom partoriva un'altra pubblicità, avidamente attesa, raffigurante il Babbo Natale della Coca-Cola.

Quindi, seconda deduzione: dopo le pubblicità della bibita Babbo Natale sarebbe sempre stato un uomo enorme, grasso, sempre contento, con un ampio giro-vita e stivali neri fino all'anca, sempre rigorosamente vestito di rosso Coca-Cola.

Questa è, molto in breve la storia e in entrambe le versioni emergono il colore rosso e il senso dell'attesa (per un regalo o per una nuova reclame)
Il problema, secondo me, non sta nello sconcerto della dissacrazione di una figura religiosa ma in come un’azione pubblicitaria abbia potuto appiattire così tanto la cultura da omologare l’iconografia di uno del personaggi più famosi del mondo. O forse, semplicemente, quello Coca Cola è il modello iconografico più universale, che soddisfa l’immaginario di tutti?

Ho trovato questa immagine:
che mi piace un sacco perché raccoglie le iconografie diverse di Babbo Natale e a ciascuno di noi la libertà di decidere cosa è bello e cosa no.

A me non piace quel bigghiere di CocaCOla in messo alla scena. :)

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martedì 10 ottobre 2006

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Natale è alle porte!

Sì, è proprio così, in men che non si dica le piante perderanno tutte le foglie (qui a Milano la muta è già in atto), la mattina alle 7 sarà molto buio e molto freddo, saremo avvolti dalla nebbiolina umida e infagottati nel piumino e cominceremo a vedere le strade illuminate dalle lucine e la reclame del panettone in tv...

A me il Natale piace un sacco, mi piacciono soprattutto le lucine e i regali da scartare (e le noci brasiliane che sembra che le vendano solo sotto le feste) ma ormai sono stanca di dipingere soggetti natalizi: ho iniziato il 26 Agosto a vedere Babbo Natale e non ho ancora finito...e non appena finisce con il Natale ricominciamo con i coniglietti di Pasqua: è strano come, in questo genere di lavori ‘stagionali’, si debba essere sempre ‘avanti’ è non si possa vivere il tempo presente; credo che questo sia un problema un po’ di tutti, in tutti i momenti, ma non ci si pensa troppo perché si è troppo impegnati a fare altro. Ma in questo caso, quando lo racconto, tutti si stupiscono e allora il pensiero diventa inevitabile e un po’ triste...ho deciso, oggi mi prendo il mio tempo e faccio qualcosa di tipicamente autunnale: con Tommy andiamo a prender le castagne dietro casa!

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